Concludiamo la nostra disamina del numero di febbraio del 1934 di Dime Detective Magazine, con un discreto racconto di ambientazione ferroviaria di Oscar Schisgall (autore piuttosto attivo nei mystery magazines di quegli anni).
In poco più di venticinque pagine, l'autore riesce nella non semplice impresa di allestire un murder mystery all'interno di un solo vagone (la vittima è una giovane stella della radio), con tanto di rapinatore di banca in fuga coinvolto suo malgrado nella vicenda, sbandata abbandonata all'altare che viaggia di nascosto e un detective ferroviario che riuscirà a scoprire il colpevole (in modo piuttosto forzato, secondo me, ma comunque coerente). Ben scritto e ben ritmato, anche se in parte un po' ripetitivo, il raccontorientra a pieno titolo nel fortunato filone dei delitti sul treno (esisteva almeno un pulp completo dedicato a questo genere di racconti - forse anche più di uno) e completa in modo dignitoso un numero della rivista di livello piuttosto buono.
Credo che ne leggerete - insieme a me - molti anni nei mesi a seguire, visto che la Radioarchives sembra intenzionata a ristampare tutti i 273 numeri della rivista!!
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mercoledì 28 agosto 2013
sabato 24 agosto 2013
Un pulp al giorno: The Faceless Horror
Il terzo viaggio fra le pagine del numero di febbraio del 1934 di Dime Detective Magazine ci porta oggi a incontrare un autore non particolarmente noto e dal nome curioso - J.J. Des Ormeaux - attivo anche nei pulp generalisti più prestigiosi, quali Argosy e Short Stories. Il fuorviante titolo del racconto, che fa pensare a un sano horror vecchio stile - ci introduce invece a una complicata vicenda di ricatti e contro-ricatti, ai quali due investigatori per il procuratore distrettuale devono dare una soluzione. Fra ragazze strangolate con un brandello di assegno in mano, poliziotti corrotti e direttori di banca in cerca di espiazione per il padre, il racconto giunge a un'inattesa, quanto molto improbabile soluzione, che seppure dotata di un certo fascino (l'artefice di tutto il complotto è lo stesso losco cinese - siamo nel '34, ricordate? Il pericolo giallo è all'ordine del giorno - che ne ha denunciato inizialmente l'esistenza), fa pensare un po' troppo a un trucco narrativo troppo ex machina per risultare gradevole.
Non propriamente nelle mie corde, il racconto presenta comunque alcuni passaggi e alcune situazioni molto ben descritte (come uno degli scagnozzi del villain ucciso da un colpo di pistola fra le mani del detective narratore, che sente la vita dell'altro sfuggirgli lentamente fra le mani) e rientra a pieno titolo fra i possibili esempi di narrativa pulp poliziesco-investigativa.
Tra pochi giorni, ultimo pezzo da questo numero. Restate sintonizzati
Non propriamente nelle mie corde, il racconto presenta comunque alcuni passaggi e alcune situazioni molto ben descritte (come uno degli scagnozzi del villain ucciso da un colpo di pistola fra le mani del detective narratore, che sente la vita dell'altro sfuggirgli lentamente fra le mani) e rientra a pieno titolo fra i possibili esempi di narrativa pulp poliziesco-investigativa.
Tra pochi giorni, ultimo pezzo da questo numero. Restate sintonizzati
giovedì 22 agosto 2013
Un pulp al giorno: Shoes for the Dead
Il secondo viaggio tra le pagine del numero di febbraio 1934 di Dime Detective, ci porta a trovare quella che sembra una cupa storia di divinità pellerossa, il famigerato Wendigo, o di curiosi vampiri strappacuore (nel senso che strappano letteralmente il cuore delle loro vittime), per poi rivelarsi - come quasi sempre accade in tutti i racconti dell'epoca - una trama molto più terrena e ben poco soprannaturale.
Il racconto in questione, scritto dal non molto noto J.Paul Suter - piuttosto attivo, a quel che si riesce a trovare in rete, anche su riviste prestigiose come Weird Tales e Black Mask - e ambientato nei boschi a cavallo fra Minnesota e Canada, introduce una coppia di personaggi che non so se hanno altre avventure al loro attivo: si tratta del "becchino" Horace Humberton - un simpatico imbalsamatore di cadaveri miope come una talpa e il vezzo del detective amatoriale - e il vero detective vecchia scuola Jim Clyde, spalla armata e più capace della media di tali personaggi del nostro Humberton. Chiamati da un vecchio amico fra i boschi settentrionali sul finire dell'estate, i due si trovano coinvolti in una triste vicenda di cadaveri smembrati e antiche leggende locali, fino a scoprire come tutto sia opera di un furfante che ha intrapreso in mezzo ai boschi una sua attività di falsario.
Un po' datato nello sviluppo e nelle caratterizzazioni, ma comunque godibile, il racconto si lascia leggere sino in fondo, e risulta solo un po' deludente nel finale e in qualche lungaggine di troppo nella parte mediana.
Il racconto in questione, scritto dal non molto noto J.Paul Suter - piuttosto attivo, a quel che si riesce a trovare in rete, anche su riviste prestigiose come Weird Tales e Black Mask - e ambientato nei boschi a cavallo fra Minnesota e Canada, introduce una coppia di personaggi che non so se hanno altre avventure al loro attivo: si tratta del "becchino" Horace Humberton - un simpatico imbalsamatore di cadaveri miope come una talpa e il vezzo del detective amatoriale - e il vero detective vecchia scuola Jim Clyde, spalla armata e più capace della media di tali personaggi del nostro Humberton. Chiamati da un vecchio amico fra i boschi settentrionali sul finire dell'estate, i due si trovano coinvolti in una triste vicenda di cadaveri smembrati e antiche leggende locali, fino a scoprire come tutto sia opera di un furfante che ha intrapreso in mezzo ai boschi una sua attività di falsario.
Un po' datato nello sviluppo e nelle caratterizzazioni, ma comunque godibile, il racconto si lascia leggere sino in fondo, e risulta solo un po' deludente nel finale e in qualche lungaggine di troppo nella parte mediana.
lunedì 19 agosto 2013
Un pulp al giorno: Skeleton without arms
Dopo una lunga pausa, dovuta alle ferie dei miei datori di lavoro alla Radioarchives, ecco tornare la rubrica principe di questo blog. Iniziamo con oggi la lettura dei racconti contenuti nel numero di febbraio del 1934 di Dime Detective Magazine, e partiamo con un gradito ritorno, quello di Frederick C.Davis, che abbiamo conosciuto su queste pagine diversi mesi or sono.
Il racconto in questione, Skeleton Without Arms, è un discreto esempio di hard boiled non troppo noir, con tanto di investigatore e assistenti (una rossa tutto pepe e un picchiatore dalla parvenza aristocratica) e poliziotto continuamente scocciato dai suddetti. In realtà, però, nessuno dei classici protagonisti è l'archetipo di quello che sembra, e questo rende la lettura molto più gradevole del previsto. Davis è un autore di buonissima qualità e la vicenda che racconta in questa storia, ambientata nella Hollywood dei primi anni del cinema sonoro, è, seppur limitatamente banale sotto molti aspetti, sintomatica dei pregi e dei difetti della fiction investigativa di quel periodo.
La vicenda riguarda la sparizione di un giovane aspirante attore dagli studi - anche radiofonici - di una casa di produzione, apparentemente per un rapimento. Seguono però due misteriosi e truculenti omicidi: altri due giovani attori sono rimasti uccisi mentre trasmettevano in radio, perché dentro di loro sono esplosi dei fulminanti, ingeriti attraverso delle pillole alle erbe. Tra belle attrici rimaste sfregiate in un incidente d'auto che si sono ricavate un nuovo lavoro come erborista esotica, direttori di studio sopraffatti da amori che resteranno solo platonici, e rabbiosi padri elettrotecnici divorati dal rimorso e dalla gelosia, il giallo scorre molto bene verso la conclusione, e lega abilmente uno spunto simil-fantascientifico (l'utilizzo di onde radio concentrate per aumentare la temperatura corporea delle potenziali vittime e farne esplodere i fulminanti involontariamente ingeriti) a un movente piuttosto meschino e deboluccio (la volontà di eliminare i concorrenti del figlio al ruolo di attore di punta della casa di produzione) per regalare una lettura alquanto piacevole, con momenti di semi-ilarità contrappuntati da descrizioni quasi da shudder pulp (nelle parti relative alle morti delle persone esplose da dentro).
Oke Oakley (questo il nome del detective) è un discreto personaggio, uno dei tantissimi creati da Davis, ed è apparso in una decina di diversi racconti fra il '34 e il'35. Un volume che ne raccoglie la saga completa è stato edito qualche anno fa dalla Altus Press, e potrebbe valere la pena raccoglierlo (specialmente se ne faranno un ebook). Ci penserò un po' su.
Il racconto in questione, Skeleton Without Arms, è un discreto esempio di hard boiled non troppo noir, con tanto di investigatore e assistenti (una rossa tutto pepe e un picchiatore dalla parvenza aristocratica) e poliziotto continuamente scocciato dai suddetti. In realtà, però, nessuno dei classici protagonisti è l'archetipo di quello che sembra, e questo rende la lettura molto più gradevole del previsto. Davis è un autore di buonissima qualità e la vicenda che racconta in questa storia, ambientata nella Hollywood dei primi anni del cinema sonoro, è, seppur limitatamente banale sotto molti aspetti, sintomatica dei pregi e dei difetti della fiction investigativa di quel periodo.
La vicenda riguarda la sparizione di un giovane aspirante attore dagli studi - anche radiofonici - di una casa di produzione, apparentemente per un rapimento. Seguono però due misteriosi e truculenti omicidi: altri due giovani attori sono rimasti uccisi mentre trasmettevano in radio, perché dentro di loro sono esplosi dei fulminanti, ingeriti attraverso delle pillole alle erbe. Tra belle attrici rimaste sfregiate in un incidente d'auto che si sono ricavate un nuovo lavoro come erborista esotica, direttori di studio sopraffatti da amori che resteranno solo platonici, e rabbiosi padri elettrotecnici divorati dal rimorso e dalla gelosia, il giallo scorre molto bene verso la conclusione, e lega abilmente uno spunto simil-fantascientifico (l'utilizzo di onde radio concentrate per aumentare la temperatura corporea delle potenziali vittime e farne esplodere i fulminanti involontariamente ingeriti) a un movente piuttosto meschino e deboluccio (la volontà di eliminare i concorrenti del figlio al ruolo di attore di punta della casa di produzione) per regalare una lettura alquanto piacevole, con momenti di semi-ilarità contrappuntati da descrizioni quasi da shudder pulp (nelle parti relative alle morti delle persone esplose da dentro).
Oke Oakley (questo il nome del detective) è un discreto personaggio, uno dei tantissimi creati da Davis, ed è apparso in una decina di diversi racconti fra il '34 e il'35. Un volume che ne raccoglie la saga completa è stato edito qualche anno fa dalla Altus Press, e potrebbe valere la pena raccoglierlo (specialmente se ne faranno un ebook). Ci penserò un po' su.
sabato 22 giugno 2013
Un pulp al giorno: Panamint Oil e The Death Club
Ero rimasto corto nella descrizione del contenuto del numero di Dime Detective Magazine del gennaio del 1934 che avevamo esaminato nei giorni scorsi. Così ecco un breve contributo relativo agli ultimi due brevi racconti del fascicolo.
Il primo, scritto dal praticamente sconosciuto Jan Dana (autore di mystery relativamente attivo nel periodo fra le metà degli anni Trenta e i primi anni Quaranta), racconta di un investigatore di uno studio legale a caccia dell'erede di una cospicua fortuna fra le paludi del Sud, costellate di temibili serpenti, dai quali ci si può salvare soltanto cospargendosi dell'olio vegetale del titolo. Inizia come un romanzo espitolare e si sviluppa poi rapidamente verso lo scontato finale a lieto fine, passando per incontri con donne anziane travestite da giovani ragazze e patrigni perversi che non esitano a mettere la figliastra - erede della fortuna paterna - nella sabbia fino al collo e a lasciarla in pasto ai serpenti. Leggibile, nonostante la frenesia di arrivare a un finale. Lo si poteva sviluppare in modo più ampio.
Altrattanto tirato via il racconto finale del numero, scritto da un autore molto attivo nel periodo come George Alden Edson, che narra le vicende di un investigatore privato - tanto per cambiare - che crede di notare un filo rosso che lega alcune morti misteriose di uomini con una ricchissima polizza di assicurazione sulla vita. Scoprirà l'organizzazione che dietro di loro trama per spingerli al suicidio, dopo aver loro assicurato sei mesi di benessere (una specie di contratto faustiano, molto più breve e meno intrigante).
Niente di speciale in ambedue i casi, ma racconti dignitosi che riempiono un numero assolutamente interessante di uno tra i pulp più celebri del periodo
Il primo, scritto dal praticamente sconosciuto Jan Dana (autore di mystery relativamente attivo nel periodo fra le metà degli anni Trenta e i primi anni Quaranta), racconta di un investigatore di uno studio legale a caccia dell'erede di una cospicua fortuna fra le paludi del Sud, costellate di temibili serpenti, dai quali ci si può salvare soltanto cospargendosi dell'olio vegetale del titolo. Inizia come un romanzo espitolare e si sviluppa poi rapidamente verso lo scontato finale a lieto fine, passando per incontri con donne anziane travestite da giovani ragazze e patrigni perversi che non esitano a mettere la figliastra - erede della fortuna paterna - nella sabbia fino al collo e a lasciarla in pasto ai serpenti. Leggibile, nonostante la frenesia di arrivare a un finale. Lo si poteva sviluppare in modo più ampio.
Altrattanto tirato via il racconto finale del numero, scritto da un autore molto attivo nel periodo come George Alden Edson, che narra le vicende di un investigatore privato - tanto per cambiare - che crede di notare un filo rosso che lega alcune morti misteriose di uomini con una ricchissima polizza di assicurazione sulla vita. Scoprirà l'organizzazione che dietro di loro trama per spingerli al suicidio, dopo aver loro assicurato sei mesi di benessere (una specie di contratto faustiano, molto più breve e meno intrigante).
Niente di speciale in ambedue i casi, ma racconti dignitosi che riempiono un numero assolutamente interessante di uno tra i pulp più celebri del periodo
martedì 18 giugno 2013
Un pulp al giorno: The Scarlet Casket e The Zodiac Clue
Oggi esageriamo e raddoppiamo la rubrica, con ben due racconti tratti dalla medesima rivista.
Le pagine di Dime Detective Magazine 37, del gennaio del 1934, ci regalano oggi un giallo targato John Lawrence (autore abbastanza attivo fra gli anni trenta e quaranta del secolo scorso, su parecchi mystery pulps), che ci porta all'interno di un intrigo riguardante dei certificati azionari nell'America della Crisi del 1929, fra direttori di banca fraudolenti e impiegati statali corrotti, in compagnia di un intraprendente investigatore privato e un sergente di polizia emulo dell'ispettore Lestrade.
Ne esce una lettura discreta, forse modesta dal punto di vista dello sviluppo giallo, ma carica dei connotati caratterizzanti il genere, tale da farne un esempio comunque piacevole.
Seconda lettura dallo stesso fascicolo è poi The zodiac clue, scritto da Leslie T.White (poliedrico autore canadese, che ha scritto su numerose riviste pulp, dalle classiche Argosy e Adventure, fino a tutte le riviste mystery degli anni Trenta), scorrevole vicenda mystery su politici e poliziotti corrotti nella gestione del racket del gioco d'azzardo su di un panfilo appena fuori dalla costa, scoperta da un inarrestabile reporter d'assalto. Vicenda piuttosto modesta nello sviluppo e nella stesura, con pochi di trama piuttosto ampi, ma comunque godibile per la mezz'ora scarsa che serve a portarla a compimento.
Altre brevi note nei giorni a seguire
Le pagine di Dime Detective Magazine 37, del gennaio del 1934, ci regalano oggi un giallo targato John Lawrence (autore abbastanza attivo fra gli anni trenta e quaranta del secolo scorso, su parecchi mystery pulps), che ci porta all'interno di un intrigo riguardante dei certificati azionari nell'America della Crisi del 1929, fra direttori di banca fraudolenti e impiegati statali corrotti, in compagnia di un intraprendente investigatore privato e un sergente di polizia emulo dell'ispettore Lestrade.
Ne esce una lettura discreta, forse modesta dal punto di vista dello sviluppo giallo, ma carica dei connotati caratterizzanti il genere, tale da farne un esempio comunque piacevole.
Seconda lettura dallo stesso fascicolo è poi The zodiac clue, scritto da Leslie T.White (poliedrico autore canadese, che ha scritto su numerose riviste pulp, dalle classiche Argosy e Adventure, fino a tutte le riviste mystery degli anni Trenta), scorrevole vicenda mystery su politici e poliziotti corrotti nella gestione del racket del gioco d'azzardo su di un panfilo appena fuori dalla costa, scoperta da un inarrestabile reporter d'assalto. Vicenda piuttosto modesta nello sviluppo e nella stesura, con pochi di trama piuttosto ampi, ma comunque godibile per la mezz'ora scarsa che serve a portarla a compimento.
Altre brevi note nei giorni a seguire
venerdì 14 giugno 2013
Un pulp al giorno: Time for Murder
Iniziamo con oggi l'analisi di un nuovo pulp: Dime Detective del gennaio 1934. La prima storia reca la firma di uno dei grandi del "mystery" del periodo, poi celeberrimo per Perry Mason: Erle Stanley Gardner.
Il racconto in questione, pur pieno di difetti dal punto di vista di sviluppo di trama e improbabilità degli eventi, è delizioso e mostra tutta l'abilità affabulatoria di Gardner, capace di tenere incollato il lettore alle pagine, pur mostrando i suddetti difetti: è l'improbabile storia di un giovane riccone, annoiato dalla vita, che sfrutta il tentato furto nella sua villa per convincere il ladro a prenderlo con lui come assistente, per dare una scossa alla noia della sua esistenza di giovin signore viziato. I due si trovano così coinvolti nel delitto di una giovane di ricca famiglia, assassinata seminuda sul letto, alla presenza di una simpatica scimmietta. Nascostisi in una albergo dove si annidano i criminali in fuga dalla legge, i due si trovano parte di uno strano complotto, che vedrà sviluppi inattesi (fino al consueto lieto fine).
Ben scritto e caratterizzato, il racconto soffre di una trama un po' improbabile e raffazzonata, ma porta in sé il gusto della narrativa di genere di quegli anni, senza alcun eccesso di violenza o sadismo abbastanza tipico di parte dei pulp del periodo. Da non perdere
Il racconto in questione, pur pieno di difetti dal punto di vista di sviluppo di trama e improbabilità degli eventi, è delizioso e mostra tutta l'abilità affabulatoria di Gardner, capace di tenere incollato il lettore alle pagine, pur mostrando i suddetti difetti: è l'improbabile storia di un giovane riccone, annoiato dalla vita, che sfrutta il tentato furto nella sua villa per convincere il ladro a prenderlo con lui come assistente, per dare una scossa alla noia della sua esistenza di giovin signore viziato. I due si trovano così coinvolti nel delitto di una giovane di ricca famiglia, assassinata seminuda sul letto, alla presenza di una simpatica scimmietta. Nascostisi in una albergo dove si annidano i criminali in fuga dalla legge, i due si trovano parte di uno strano complotto, che vedrà sviluppi inattesi (fino al consueto lieto fine).
Ben scritto e caratterizzato, il racconto soffre di una trama un po' improbabile e raffazzonata, ma porta in sé il gusto della narrativa di genere di quegli anni, senza alcun eccesso di violenza o sadismo abbastanza tipico di parte dei pulp del periodo. Da non perdere
mercoledì 6 febbraio 2013
Un pulp al giorno: Once upon a tomb
Oggi parliamo di un breve racconto apparso sul numero di Marzo del 1946 della rivista Dime Detective Magazine, scritto da Henry Norton, autore poco noto in Italia, dedicato in particolare alla narrativa poliziesca, rimasto sulla scena per una decina di anni scarsi, negli anni Quaranta del secolo scorso.
Questo Once upon a tomb introduce il personaggio di Pinero Pershing (il nome, ammetterete, che è splendido - nella tradizione del nome e cognome allitterante, che tanta fortuna ha avuto da sempre nella creazione dei personaggi della fiction popolare, e di cui abbiamo parlato in un post precedente), un simpatico e intraprendente studioso di genealogia, che si trova coinvolto in un intrigo per l'assegnazione di un'eredità milionaria (con i delitti che ruotano attorno a una falsa lapide, che in realtà esiste veramente). Stereotipi a go-go (dalla bionda con gli occhi azzurri, classica femme fatale dal cuore tenero, che finisce inevitabilmente per cadere tra le braccia del protagonista, al maschilismo che ne permea ogni pagina, in perfetta tradizione hard boiled), ma umorismo di fondo particolarmente apprezzabile e storiella dignitosa, nella migliore tradizione del genere.
Pur non essendo inizialmente un amante del genere, le letture che vado effettuando mi stanno facendo scoprire un mondo che conoscevo, in verità, molto, molto poco, e mi sto rendendo conto che invece merita molta maggiore attenzione. La rivista in questione contiene dei veri gioiellini (questo racconto non è il migliore, ma è comunque molto valido) e se, come sembra, a breve ne faranno una versione ebook, consiglio a quelli che leggono narrativa anche in lingua originale di non perderselo (i prezzi degli epub-mobi-pdf sono decisamente accessibilissimi, $2.99 sul sito ufficiale, qualcosa di più su Amazon, e credetemi, ne vale veramente la pena).
Questo Once upon a tomb introduce il personaggio di Pinero Pershing (il nome, ammetterete, che è splendido - nella tradizione del nome e cognome allitterante, che tanta fortuna ha avuto da sempre nella creazione dei personaggi della fiction popolare, e di cui abbiamo parlato in un post precedente), un simpatico e intraprendente studioso di genealogia, che si trova coinvolto in un intrigo per l'assegnazione di un'eredità milionaria (con i delitti che ruotano attorno a una falsa lapide, che in realtà esiste veramente). Stereotipi a go-go (dalla bionda con gli occhi azzurri, classica femme fatale dal cuore tenero, che finisce inevitabilmente per cadere tra le braccia del protagonista, al maschilismo che ne permea ogni pagina, in perfetta tradizione hard boiled), ma umorismo di fondo particolarmente apprezzabile e storiella dignitosa, nella migliore tradizione del genere.
Pur non essendo inizialmente un amante del genere, le letture che vado effettuando mi stanno facendo scoprire un mondo che conoscevo, in verità, molto, molto poco, e mi sto rendendo conto che invece merita molta maggiore attenzione. La rivista in questione contiene dei veri gioiellini (questo racconto non è il migliore, ma è comunque molto valido) e se, come sembra, a breve ne faranno una versione ebook, consiglio a quelli che leggono narrativa anche in lingua originale di non perderselo (i prezzi degli epub-mobi-pdf sono decisamente accessibilissimi, $2.99 sul sito ufficiale, qualcosa di più su Amazon, e credetemi, ne vale veramente la pena).
giovedì 24 gennaio 2013
Galleria di Carneadi: Bill Brent
Questa volta parliamo di un personaggio apparso numerose volte sulle pagine della mitica rivista pulp Dime Detective nel corso degli anni Quaranta, per la precisione in quindici racconti e romanzi brevi dal 1941 al 1946 (almeno stando alle asserzioni della Battered Silicon Press, la piccola casa editrice americana che pochi anni fa ha pubblicato in un volume a tiratura limitata, e dal prezzo altissimo, le "Compleat Adventures" del Nostro).
Creato da Frederick C.Davis (giallista famoso anche per altri personaggi poco noti - o del tutto ignoti - al pubblico italiano, dei quali forse ci capiterà di parlare in futuro), Bill Brent è un intraprendente (leggi: perenne rompiscatole) giornalista che si crede investigatore, costretto suo malgrado a vestire i panni Lorna Lorne (avete notato una cosa: i nomi e cognomi con la medesima iniziale non sono un marchio di fabbrica della Bonelli e neppure dei super-eroi Marvel, nonostante la celebre dissertazione a riguardo di Rajesh Koothrappali in una puntata - adesso non ricordo quale - del mai sufficientemente celebrato The Big Bang Theory; evidentemente risalgono già al periodo dei pulp, se non a prima...), il suo fantomatico alter-ego femminile che cura la rubrica della posta del cuore nel giornale per cui lavora, il New York Recorder.
Alla costante ricerca del modo di togliersi dall'ingrato compito - che in realtà sotto sotto adora - di vestire i panni femminili e rispondere in modo adeguato alla miriade di lettere che riceve (è la rubrica di punta del giornale), Brent si impiccia di tutti i casi irrisolti della polizia locale, e, con sopraffina abilità, riesce ogni volta a trovare la soluzione del problema prima del poliziotto incaricato di risolverlo (secondo uno schema caro alla coppia Holmes-Lestrade).
Per il mio attuale incarico di proof-reader per la Radioarchives, mi è capitato di leggere proprio in questi giorni uno dei romanzi brevi dedicati al personaggio, che in precedenza, devo dire la verità, mi era del tutto ignoto, e sono rimasto folgorato: è una storia geniale, un mystery tanto in fin dei conti banale per il fondo della trama (un incidente domestico che porta a una serie di delitti per venire in possesso di una cospicua eredità), quanto mirabilmente strutturato, deliziosamente ritmato e ironicamente descritto da Davis. Se il buongiorno si vede dal mattino, Davis è un signor giallista, un eccellente autore pulp, e il suo Brent/Lane un giano bifronte, un doctor Jekyll e sister Hyde, veramente indimenticabile, un misto di humour e cinismo, di sventatezza e brillantezza mentale, che richiama forse vagamente alla memoria le atmosfere della serie di pellicole sull'Uomo Ombra della coppia Powell-Loy, ma non è priva di colpi di scena e atmosfera molto più pulp (ad esempio l'inizio, con due efferati omicidi di un lattaio e di un donnaiolo fedigrafo, avvenuti davanti a una donna seminuda nel gelo dell'inverno newyorkese, mette subito la vicenda su di un binario noir, che poi sembra svanire in un tunnel, per riemergere nel finale, insieme a tutti quanti gli altri binari che nel frattempo si sono dipanati nella trama, in una specie di stazione centrale che li accoglie tutti quanti in modo straordinariamente efficace.
Insomma, un autore e un personaggio che meritano una scoperta (o riscoperta, anche se non credo che niente di Davis e Bill Brent sia apparso in Italia), e spero proprio che da Radioarchive venga fuori qualche altra gemma sul personaggio (visto che i pulp originali in cui sono uscite queste storie costano centinaia di dollari e la raccolta completa non molto meno).
Creato da Frederick C.Davis (giallista famoso anche per altri personaggi poco noti - o del tutto ignoti - al pubblico italiano, dei quali forse ci capiterà di parlare in futuro), Bill Brent è un intraprendente (leggi: perenne rompiscatole) giornalista che si crede investigatore, costretto suo malgrado a vestire i panni Lorna Lorne (avete notato una cosa: i nomi e cognomi con la medesima iniziale non sono un marchio di fabbrica della Bonelli e neppure dei super-eroi Marvel, nonostante la celebre dissertazione a riguardo di Rajesh Koothrappali in una puntata - adesso non ricordo quale - del mai sufficientemente celebrato The Big Bang Theory; evidentemente risalgono già al periodo dei pulp, se non a prima...), il suo fantomatico alter-ego femminile che cura la rubrica della posta del cuore nel giornale per cui lavora, il New York Recorder.
Alla costante ricerca del modo di togliersi dall'ingrato compito - che in realtà sotto sotto adora - di vestire i panni femminili e rispondere in modo adeguato alla miriade di lettere che riceve (è la rubrica di punta del giornale), Brent si impiccia di tutti i casi irrisolti della polizia locale, e, con sopraffina abilità, riesce ogni volta a trovare la soluzione del problema prima del poliziotto incaricato di risolverlo (secondo uno schema caro alla coppia Holmes-Lestrade).
Per il mio attuale incarico di proof-reader per la Radioarchives, mi è capitato di leggere proprio in questi giorni uno dei romanzi brevi dedicati al personaggio, che in precedenza, devo dire la verità, mi era del tutto ignoto, e sono rimasto folgorato: è una storia geniale, un mystery tanto in fin dei conti banale per il fondo della trama (un incidente domestico che porta a una serie di delitti per venire in possesso di una cospicua eredità), quanto mirabilmente strutturato, deliziosamente ritmato e ironicamente descritto da Davis. Se il buongiorno si vede dal mattino, Davis è un signor giallista, un eccellente autore pulp, e il suo Brent/Lane un giano bifronte, un doctor Jekyll e sister Hyde, veramente indimenticabile, un misto di humour e cinismo, di sventatezza e brillantezza mentale, che richiama forse vagamente alla memoria le atmosfere della serie di pellicole sull'Uomo Ombra della coppia Powell-Loy, ma non è priva di colpi di scena e atmosfera molto più pulp (ad esempio l'inizio, con due efferati omicidi di un lattaio e di un donnaiolo fedigrafo, avvenuti davanti a una donna seminuda nel gelo dell'inverno newyorkese, mette subito la vicenda su di un binario noir, che poi sembra svanire in un tunnel, per riemergere nel finale, insieme a tutti quanti gli altri binari che nel frattempo si sono dipanati nella trama, in una specie di stazione centrale che li accoglie tutti quanti in modo straordinariamente efficace.
Insomma, un autore e un personaggio che meritano una scoperta (o riscoperta, anche se non credo che niente di Davis e Bill Brent sia apparso in Italia), e spero proprio che da Radioarchive venga fuori qualche altra gemma sul personaggio (visto che i pulp originali in cui sono uscite queste storie costano centinaia di dollari e la raccolta completa non molto meno).
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