lunedì 17 giugno 2013

Nuove visioni

Un post svogliato oggi su un paio di serie televisive che sono giunte tardi - rispetto alla loro uscita - sotto l'occhio critico del sottoscritto.
La prima è House of Cards, breve serie di forte impatto onomastico (Fincher alla regia e Spacey come gigionesco interprete principale) sulla politica che circonda la Casa Bianca, osservata dal punto di vista di un potente senatore che si vede sfilare da sotto il sedere lo scranno di segretario di stato (Spacey, appunto), che intende farla pagare agli autori del misfatto, nuovo presidente ed entourage, e per far questo sceglie una giovane giornalista rampante, per ora solo autrice di un blog, ma che potrebbe diventare la voce della sua congiura sottopelle. Indubbiamente ben fatto e ben guidato da Fincher (con alcune delle sue tipiche scelte un po' fuori di testa, come Spacey che ogni tanto si rivolge in camera, come in un a solo teatrale, venendo meno al senso della divisione fra spettatore e prodotto mostrato sullo schermo), è un telefilm serio, poco adatto - se non in minime dosi - alla mia chiusura di giornata. Forse ne vedrò qualche altra puntata, ma non ci contate troppo.
Migliore e leggermente più nelle mie corde il secondo episodio pilota analizzato oggi, Smash, serie televisiva incentrata sulla messa in scena di un musical su Marylin Monroe, con tra i protagonisti la Grace di Will e Grace, che ricorda in certo modo Glee, di cui ho parlato tempo fa, e che continua a piacermi di più (per il maggior numero di canzoni, per l'ambiente più giovanile e giovanilista, per il fatto che non abbia solo pezzi da musical - genere che non amo poi tanto). Scorre via bene, promette schemi assolutamente probabili e rilassanti, e sarà per questo spiluccato di tanto in tanto, senza troppo entusiasmo, quando non avrò qualcosa di meglio.

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